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Stefano Belacchi,

Guida Ambientale Escursionistica (GAE) Associato Aigae.

Iscritto al Registro Italiano delle GAE al N° ER440.

Esercita la professione ai sensi della L.4/2013

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Di funghi e fungaioli

January 25, 2017

 

LETTERA APERTA AI CERCATORI DI FUNGHI 
Ovvero perchè stiamo finendo i porcini.

In questi giorni è scoppiata come ogni anno la febbre del porcino. Centinaia di raccoglitori che 4-5 giorni a settimana battono a tappeto ogni angolo delle foreste. 
Nonostante la mia frequentazione dei sentieri del Parco sia quasi quotidiana, ieri ho dedicato, per la prima volta dopo mesi, una giornata alla sola raccolta funghi a scopo alimentare. Quello che ho notato ha purtroppo rafforzato un'idea che da qualche anno mi ronza in testa, ovvero che le "fioriture" di Boletus edulis e Boletus pinophilus stanno progressivamente rarefacendosi per diffusione e numero di esemplari. Parlo principalmente di queste due specie perchè hanno la "sfortuna" di crescere in ambienti e periodi di massima frequentazione e perchè sono le specie tipiche dei boschi che solitamente frequento io ma mi sento di poter generalizzare e assimilare alle due sopracitate anche le affini Boletus aereus e Boletus estivalis.

Il maggior elemento di confronto che mi ha convinto su questa tesi è l'enorme disparità di numero tra gli esemplari di Boletus erythropus incontrati e quelli di una qualsiasi delle quattro specie di porcini. Vista la notevole affinità biologica tra B. erythropus e i boletus del gruppo edulis, visto che condividono habitat e momento di crescita, l'unica ragione della estrema abbondanza del primo e della estrema rarità dei secondi mi sento di attribuirla alla raccolta sistematica da parte dell'uomo. A riprova di questa teoria si nota che se del comune boleto a pori rossi (B. erythropus) si incontrano carpofori di ogni grado di maturazione (e a migliaia!) mentre i soli porcini che si possono incontrare, in un pomeriggio di un lunedì sono individui giovanissimi, con pori e tuboli bianchi e quindi non ancora maturi per diffondere nuove spore.
Quello che credo è che la raccolta indiscriminata di porcini a questo stadio di immaturità stia progressivamente inibendo la capacità di rigenerazione degli apparati miceliali e questo, unito al degradamento dei vecchi miceli causato dal calpestio (ormai non più trascurabile) quando non da raccolte poco attente, stia rendendo i porcini delle specie non più comuni almeno nelle zone di raccolta più frequentate.
Stanno subendo una sorte analoga anche se in entità minore numerose specie di Russula anche se limitatamente alle zone di estrema frequentazione come l'abetina di Campigna e, anche in questo caso, è esemplare il raffronto con il numero e la diffusione di carpofori di Lactarius salmonicolor, una specie molto vicina alle Russula per modo e tempi di fruttificazione ma facilmente riconoscibile e poco raccolto.

Sebbene il regolamento vieti la raccolta di porcini con un diametro inferiore ai 4cm va detto che questa misura è completamente inadatta allo sviluppo fertile dei funghi del genere Boletus. I porcini infatti, essendo funghi di taglia grande, raggiungono la maturazione delle spore solo consustanzialmene a dimensioni decisamente superiori e comunque non uniformabili in un parametro centimentrico. Essendo improponibile una norma che vieti la raccolta di porcini fino alla maturazione delle spore (quando la cosiddetta "spugna" assume toni di colore giallo verdastro fino anche a verde oliva) dovremmo essere noi raccoglitori ad avere l'accortezza di lasciare qualche esemplare a compiere l'intero ciclo riproduttivo in habitat.
Durante la mia raccolta di ieri mi sono imbattuto in alcuni esemplari sotto misura, ancora parzialmente interrati e appena visibili. Nel lasciarli mi sono sentito un po' il fesso della situazione al pensiero che l'indomani sarebbero sicuramente stati individuati dalle folle di raccoglitori del martedì mattina e, con ogni probabilità, raccolti indipendentemente dalla taglia. Ho anche osservato che, come accennavo sopra, un Boletus edulis raggiunge molto prima la soglia legale di dimensioni piuttosto che la maturaizone delle spore.

Se non fossi certo dell'insuccesso di una tale iniziativa auspicherei alla chiusura delle zone più frequentate per alcune settimane all'anno per permettere a tutte le specie fungine di completare indisturbate il loro ciclo riproduttivo ma siccome sono certo che questo creerebbe una sorta di insurrezione di raccoglitori e operatori turistici del territorio mi auguro che si riesca a trovare una strada educativa e non repressiva per arginare questo fenomeno.
Siamo in numero sempre maggiore a voler raccogliere funghi, il territorio però non incrementa insieme a noi, quello è e quello rimane. Se non vogliamo ridurre i giorni di raccolta vietando per esempio l'accesso in certe zone per un mese all'anno potremmo provare a dedicarci alla micologia con un approccio meno vorace. Esistono migliaia di specie di funghi commestibili, tantissime vengono raccolte, sommariamente osservate e poi buttate, tante vengono deliberatamente distrutte. Il già citato Boletus erythropus ne è un esempio. Ottimo commestibile da cotto, ma spesso raccolto per una vaga similitudine col porcino e poi buttato appena rivela la sua carne virante al blu. Vi posso assicurare che in un trifolo misto con metà porcini e metà erythropus non sarete in grado di distinguerli se non dal colore!

Sperando che qualcuno possa trarne spunto
Cordiali saluti e buona raccolta

 

Stefano Belacchi
micologo - guida ambientale escursionistica 

4 ottobre 2016

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