• Stefano Belacchi

Un incontro a lungo atteso



Uno dei motivi per i quali sono innamorato delle foreste vetuste del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è la loro infinita biodiversità.

L'ecosistema di questo luogo è incredibilmente complesso e diversificato e offre le migliori condizioni per osservare fenomeni naturali completamente assenti altrove.


Da quando ho iniziato a frequentare questo territorio ho imparato ad apprezzare questi strani boschi che non avevo mai visto altrove. Qui i grandi alberi muoiono di vecchiaia, i loro rami e tronchi giacciono al suolo per decenni e i loro traballanti scheletri vuoti si ergono spezzati quà e là nel folto della foresta.

Quello che a noi appare un ammasso caotico di materia organica viva e morta si rivela essere il paradiso in terra per una incredibile varietà di piante, animali e funghi.


Vivere in questo parco ha fortemente condizionato i miei interessi e le mie abitudini come ad esempio la mia passione per i funghi. Se inizialmente le mie ricerche erano incentrate esclusivamente sulle specie mangerecce, la mia attenzione si è rapidamente spostata sui funghi rari.

Mano a mano che mi accorgevo dell'unicità di questo ecosistema ho imparato a ricercarne i dettagli, ad approfondire l'ecologia di quelle specie quasi scomparse, a organizzare ricerche mirate di determinate specie in quelli che pensavo essere i loro habitat ideali.


Leggendo gli studi sui funghi che negli anni sono stati svolti in queste aree ho imparato a riconoscere alcune specie molto rare, alcune mai ritrovate, altre scoperte in una singola occasione e poi apparentemente scomparse.

Quando ho letto di questo piccolissimo fungo dai colori arancio e rosso accesi mi ci sono subito appassionato.


Il Crepidotus cinnabarinus è un fungo di taglia piccola (cappello di circa 1 o 2 cm di diametro) di colore arancio-rosso vivo che cresce su legno marcescente.

In Italia è stato ritrovato per la prima volta nel 2002 nella Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino. Altri ritrovamenti meno documentati si sono succeduti negli anni anche in altri luoghi d'Italia ma resta una delle specie più rare presenti sul nostro territorio.


Nel 2019 ho avuto diverse occasioni di entrare per lavoro nella Riserva Integrale e di esplorare molto approfonditamente anche le Riserve Statali circostanti.

Sapevo che ero nei luoghi e nella stagione adatta a questa specie e ho cercato fin dalle prime uscite di mantenere sempre l'attenzione sugli alberi morti nelle zone più fresche e umide della foresta.


Ricordo l'incredulità quando ho scorto da lontano quelle piccole macchiette arancioni su un vecchio ramo ai bordi di un torrente.

Casualmente, in quel periodo si teneva poco distante dalle Riserve del Parco, un importante convegno dell'Associazione Micologica Bresadola, il più importante gruppo di studi sulla micologia presente in Italia.

Ho potuto quindi approfittare di questa coincidenza per far verificare la specie ai massimi esperti del settore.


Il successo di questo ritrovamento mi ha fatto riflettere su una cosa.

Benchè io abbia dedicato parecchio tempo a questa ricerca è anche vero che si è trattato di qualche decina di ore nell'arco di un solo anno. Averlo trovato in un tempo relativamente breve mi fa pensare che forse, se cercata nei luoghi giusti, questa specie sia meno rara di quanto si pensi e che in generale moltissimi ecosistemi abbiano tantissime scoperte da offrire a chi sa dove guardare.


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