• Stefano Belacchi

I cinque funghi più pericolosi del Parco

Quali sono le specie più pericolose sul nostro territorio? Cerchiamo di approfondire un argomento ancora poco conosciuto dalla maggior parte dei raccoglitori.


Nel nostro Appennino sono presenti migliaia di specie fungine ma solo poche sono normalmente raccolte per il consumo umano. Nonostante un certo timore che giustamente serpeggia tra i raccoglitori di funghi ci sono però ancora tanti casi di intossicazioni a volte anche mortali.


Prima di addentrarci nella descrizione delle varie specie occorre però fare una premessa generica sulla tossicità dei funghi.

Normalmente la commestibilità dei funghi è classificata con alcuni termini specifici:

Sono detti Commestibili tutti i funghi che possono essere consumati cotti senza causare alcun tipo di problema (fatte salve le eventuali intolleranze alimentari specifiche). Per pochissime specie è possibile anche il consumo degli esemplari crudi. (No, i porcini non rientrano tra queste!)


Si usa invece il termine Non Commestibile per quei funghi che a causa di caratteristiche organolettiche o di una sgradevole consistenza non sono appetibili dal punto di vista alimentare. In genere si tratta di funghi amari, puzzolenti, gelatinosi, minuti, duri, ecc.


I funghi Tossici possono causare diversi tipi di problemi ma per quelli che causano solitamente la morte si usa l'appellativo di Tossici Mortali. La letalità infatti è determinata dal tipo di tossine presenti e non (solo) dalla quantità di fungo ingerita. Ci sono tossine che causano sindromi generalmente benigne e altre che invece hanno un decorso infausto.


Le sindromi benigne sono generalmente a breve latenza, ovvero sviluppano una sintomatologia nel volgere di poche ore (entro le 6 ore) o in alcuni casi in poche decine di minuti.

Le sindromi mortali sono invece di solito a lunga latenza ovvero non danno sintomi nelle prime 6 ore ma possono manifestarsi problemi anche dopo giorni. Va però detto che in alcuni casi si manifestano comunque sintomi precoci anche nelle sindromi a lunga latenza.


Ma veniamo ora alla descrizione di alcune tra le specie più pericolose che possiamo incontrare nei boschi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.


Gyromitra esculenta

Si tratta di un fungo dall'aspetto cerebriforme di colore bruno rossiccio e gambo biancastro e cavo.

Causa una sindrome detta giromitriana che può anche avere esito mortale. I casi di intossicazione sono causati spesso dalla confusione con le spugnole (Morchella sp.) dalle quali si differisce però per la forma dell'ascoma (cappello) che non presenta i classici buchi come nelle morchelle ma si ripiega su se stesso con questo aspetto simile ad un cervello.

La G. esculenta fruttifica per lo più nei boschi di conifere ma la sua parente G. gigas (ugualmente tossica) si trova anche nelle latifoglie.



Lepiota brunneoincarnata

Un fungo di dimensioni medio piccole che a volte può crescere un po' più del normale ed essere confuso con prataioli (Agaricus sp.) o mazze da tamburo (Macrolepiota sp.).

La Lepiota brunneoincarnata (e tutte le altre specie del genere Lepiota) sono funghi a lamelle bianche con anello ma senza volva. Le lamelle sono libere al gambo ovvero terminano prima di congiungersi con esso e restano biancastre anche nel fungo maturo (A differenza dei prataioli che hanno lamelle da rosa tenue a nere).

L'anello è spesso poco visibile ma con una corretta manipolazione e un'osservazione attenta si può quasi sempre ritrovare almeno qualche frammento di esso.

Il cappello è decorato da squame bruno-rossastre più concentrate nella parte centrale.

Se ingerito causa una sindrome simile a quella della più famosa Amanita phalloides con gravi danni epatici e spesso la morte. Stessa sindrome è provocata anche da L. josserandii e L. griseovirens ma ci sono forti sospetti anche su altre specie del genere Lepiota.


Entoloma sinuatum e Tricholoma pardinum

Si tratta di due specie non mortali ma che causano una sindrome gastrointestinale piuttosto severa e possono essere confusi con specie abitualmente consumate come Prugnoli (Calocybe gambosa), Morette (Tricholoma terreum) e Ordinali (Clitocybe nebularis*).


Sono entrambi funghi tipicamente autunnali di tonalità grigiastre. E. sinuatum ha lamelle giallastre poi rosa salmone (colore datogli dalle spore di colore rosa) ed emana un caratteristico odore di farina fresca simile a quello di Calocybe gambosa.


T. pardinum ha il cappello opaco e feltrato di colore grigio molto simile a quello di T. terreum ma a differenza di quest'ultimo ha gambo pieno e non cavo.


Entrambi causano, nel giro di poche ore, problemi gastrointestinali che possono protrarsi anche per lungo tempo ma con esito benigno.

Abbiamo deciso di inserirli in questo articolo per la facilità di confusione con specie commestibili o abitualmente consumate.


*A questo proposito spendiamo due parole anche su Clitocybe nebularis, specie ampiamente consumata in entrambi i versanti del Parco delle Foreste Casentinesi benchè indubbiamente tossica. Contiene una tossina termolabile abitualmente distrutta tramite cottura prolungata ma è anche sospettata di contenere altre sostanze che possono causare intossicazione per accumulo.


Cortinarius orellanus

Presentiamo ora uno dei funghi più pericolosi in assoluto: Cortinarius orellanus (e il suo parente C. rubellus). Questi funghi dal caratteristico color ruggine causano una sindrome renale a lunga latenza quasi sempre mortale. Fortunatamente nel nostro territorio non c'è l'abitudine a raccogliere funghi simili a questi ma data la estrema tossicità abbiamo deciso di inserirli comunque in questa lista.

Sono funghi di taglia media, dal cappello bruno fulvo e lamelle larghe e spaziate.

Come tutti i Cortinari hanno spore color ruggine e, da giovani, una specie di ragnatela che si estende dal bordo del cappello fino al gambo (tecnicamente detto velo cortiniforme).

Per la difficoltà di determinazione e la grande quantità di specie presenti (tra cui moltissime tossiche) sconsigliamo la raccolta di tutti i Cortinari e più in generale di tutti i funghi a lamelle color ruggine.


Amanita phalloides

Poteva forse mancare in questa lista la regina dei funghi mortali? Ovviamente no e anzi, la presentiamo con tutta la sua corte A. phalloides var. alba, A. verna e A. virosa.

Si tratta di funghi del genere Amanita e quindi caratterizzati da anello sul gambo e volva alla base (in queste specie si tratta di una volva di tipo membranaceo).

Le lamelle sono bianche e libere al gambo, la taglia è media, occasionalmente medio-grande (fino a 20 cm).

La caratteristica peculiare di A. phalloides è la presenza di fibrille innate sul cappello ovvero una colorazione radiale generalmente giallo-verdastra ma anche biancastra o completamente bianca (var. alba)

Da giovani si presentano come ovoli chiusi dai quali via via si schiude il cappello e si innalza il gambo.

A. phalloides cresce sia sotto conifera che latifoglia e può essere presente dalla primavera all'autunno.


Nelle foto si può osservare A. phalloides in vari stadi di maturazione (foto 1 e 2), A. verna (foto 3) e A. virosa (foto 4).


Tutte queste specie causano sindrome falloidea a lunga latenza con danni spesso letali al fegato. Si tratta del fungo maggiormente responsabile di intossicazioni mortali in Italia e viene confuso con numerose specie edibili tra cui ovolo buono (Amanita caesarea), prataioli (Agaricus sp.) russole verdi (Russula virescens, R. cyanoxantha e simili).



Ogni raccoglitore dovrebbe saper distinguere a colpo d'occhio tutti i funghi mortali sul suo territorio e anche tutti i funghi tossici che possono essere confusi con specie abitualmente raccolte.


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